13/06/2013

Ampeleia: una lezione di vita

Che cosa spinge un enologo con una cantina e dei vini già affermati a intraprendere un progetto in un luogo completamente nuovo?
La passione per il proprio lavoro e il desiderio di misurarsi con un’altra terra, scoprirne l’anima e l’espressione. Il mio lavoro ad Ampeleia è una lezione di vita, nei rapporti con altre persone e nel confronto con una natura diversa dalla mia.

Che cosa ti ha spinto a scegliere un luogo così selvaggio come Roccatederighi. Perché non hai scelto una zona più “famosa” come Bolgheri, per esempio?
Roccatederighi ha un’energia diversa da molti luoghi, una parte selvaggia e incontaminata nella natura e nella gente, Roccatederighi è un paese di frontiera fra mare e montagna. Questi luoghi sono lo specchio della Maremma più autentica fatta di borghi costruiti in alto al riparo dalla pianura un tempo non abitabile, luoghi dove l’agricoltura era praticata con sapienza sfruttando le altitudini diverse per coltivare dal grano alla vite, dall’ulivo agli orti. In questa terra incontaminata ancor oggi è possibile realizzare un modello di agricoltura completo e ricco di biodiversità.

Qual è stata la sfida più grande nell’intraprendere il progetto di Ampeleia?
L’incontro con due amici appassionati della vita e del vivere semplice e una terra inesplorata e generosa.

Nel decidere lo stile dei vini di Ampeleia, cosa era più importante – un’idea astratta o le condizioni già esistenti dell’azienda?
A Roccatederighi esisteva già Meleta, un’azienda che produceva vino e che fu acquistata nel 2002. I vini di Meleta mi avevano colpito per il loro carattere , per la loro consistenza e finezza, erano un’espressione forte di quella terra. Dopo molte camminate fra le vigne e nei campi circostanti l’azienda capii che da quel luogo si doveva produrre un vino che ne esprimesse la bellezza e la variabilità. Così nacque Ampeleia.

Quali sono stati i momenti che ti hanno dato più soddisfazione e quelli più frustranti da quando hai iniziato con Ampeleia?
Il momento più bello è l’oggi, Ampeleia che si esprime nella sua purezza , attraverso le pratiche biodinamiche e 10 anni di lavoro che mi hanno fatto capire nel profondo le potenzialità di ogni vigna. I vini sono la voce della terra da cui nascono, le vigne ringraziano gli uomini che le coltivano e donano un frutto impregnato di energie vitali. Il momento più difficile: il far capire a chi mi sta vicino che il cammino intrapreso era quello giusto.

Sei riuscita a realizzare i sogni con cui avevi iniziato con Ampeleia?
Sì e sono cosciente che Ampeleia può esprimere ancora molto non solo attraverso il vino ma anche attraverso un organismo agricolo completo e autosufficiente.

Se Ampeleia fosse una persona, come la descriveresti?
Il femminile che è attesa, comprensione, generosità e calore.

Cos’è la cosa più affascinante della zona di roccatederighi o di quella parte della Maremma?
La ricchezza della natura che è infinitamente varia, la luce e il tempo carico di inaspettati contrasti. Non c’è nulla di scontato e ripetitivo, tutto è intriso si essenzialità e di cambiamenti, un mutevole e ricco incontro con la vita e la natura.

C’è qualcos’altro che pensi sia importante da sapere di Ampeleia?
Ampeleia è fatta di terra e di uomini, un incontro di esperienze diverse di chi l’ha voluta e fondata. Attraverso il confronto e l’agire sta prendendo forma un’esperienza agricola che potrà essere espressione di un’agricoltura possibile a fronte del continuo abbandono della terra che purtroppo caratterizza questi luoghi. Ampeleia vuole essere anche la speranza, la speranza che permetta ai giovani di dedicarsi alla coltivazione della propria terra.



Da: Spaziovino.com, 13 febbraio 2013


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