La voce della cantina

La fermentazione, come tutti i processi vitali, ha un ritmo e quindi suoni.
È magico tendere l’orecchio sopra le vasche in fermento e sentirne la voce leggera, ovattata, ma profonda, dalla quale quale giungono un’ energia e forza disarmanti. Gli elementi aria e fuoco governano questa trasformazione dell’uva in vino, dove cambia lo stato della materia ma non l’essenza.

Assaggiare i vini in divenire lo vivo come un momento di incontro, in altra veste, con le vigne. Iniziare con curiosità a comprendere la reazione e il comportamento che hanno avuto rispetto all’annata, alle nostre pratiche agricole, senza arrivare a frettolosi giudizi degustativi.
Il tempo non ingannerà.
Il momento che preferisco per assaggiare è la sera, quando terminata la giornata di lavoro, rimango solo con le sinfonie delle fermentazioni a fare da colonna sonora.

Durante la vendemmia, la cantina diventa ombelico di vita.
Silenziosa per gran parte dell’anno, nei quaranta giorni di raccolta si riempie di nuove energie, pensieri, sentimenti ma anche di profumi, colori e suoni. Ritengo che stare in cantina in questo periodo sia una delle più belle e formative esperienze sensoriali: tutti i sensi vengono coinvolti e sollecitati.
Aprire la porta ed essere accolto dagli aromi delle vasche in fermentazione riaccende in me entusiasmo e gioia. Mente e anima tornano a nutrirsi di immagini, emozioni, memorie olfattive di quando bambino aspettavo trepidante arrivare babbo con il trattore per scaricare e pigiare l’uva del nostro piccolo vigneto, oppure quando i giorni seguenti lo aiutavo nei lavori di cantina, venendo a contatto con un mondo che non mi avrebbe più lasciato.

Negli ultimi anni vivo la vendemmia con più leggerezza, con gratitudine per ciò che le forze di terra e cielo sono riuscite a condensare nei nostri frutti.
La tensione deve esserci, ma evolutiva e non negativa. Una maggiore quiete di pensiero mi consente di muovermi, esattamente come in vigna, con una maggiore libertà di scelte, non ancorate agli schemi “sicuri” ma prevaricanti del passato. È una crescita personale, che in ogni vendemmia sento il dovere ma anche il piacere di proseguire, per permettere ai nostri vini di trovare sempre più luce espressiva. Per certi aspetti è un crescere reciproco.

 
 

"È così piacevole esplorare natura e sé stessi allo stesso tempo,
senza arrecare violenza né ad essa né al proprio spirito,
portando entrambi, insieme,
in equilibrio, in delicata armonia."
(Goethe)

 

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