08/08/2013

Fuori dal coro: Unlitro 2012

 

Fuori dal coro (la prospettiva del bufalo).
Prima parte: Toscana

(di Fernando Pardini)


Inutile negarlo, la girandola infernale degli assaggi estivi mi stordisce. Mi stordisce straniandomi. Difficile starmi attorno in questo periodo. Finanche rischioso. Le migliaia di vini sorseggiati e commentati diventano sogno e ossessione, e mi catapultano in una strana dimensione psicofisica, a metà strada fra amaro disincanto e ardore agonistico, che mal si confà all’indole riflessiva che mi pervade per tutto il resto dell’anno. Ci vuole tempo per digerire tutto, per risalire all’aria dalla lunga apnea enoica. Ci vuole tempo per elaborare e raccogliere i segni utili per una scrittura che possa considerarsi arricchita, più consapevole o più ispirata. Ci vuole tempo per ritrovare il senso di un lavoro tanto maniacale quanto straniante.

Un aspetto che mi conforta e che stimola sempre aspettative tutte nuove è quello che riguarda il lato oscuro della ribalta, tutto ciò che sta in penombra. Quella fitta rete di vignaioli e di piccoli-grandi vini che per una ragione o per l’altra non hanno ancora i riflettori della notorietà puntati addosso. Perché sono ancora troppo pochi coloro che li riconoscono per quanto valgono, perché magari trattasi di giovani realtà, perché la comunicazione è quella che è, perché i vini sono quello che sono. Perché dei riflettori, forse, potrebbe non fregargliene nemmeno.

Insomma, non si vive di soli nomi noti, ecco. Una consapevolezza questa che mi aiuta a riemergere dal cono d’ombra tipico del criticone, immerso a discettare di pedisseque e micragnose puntualizzazioni notarili, quasi a tarpare le ali alla spontaneità e al mero trasporto emozionale. Ed è per questo che invariabilmente mi prende la voglia di parlare dei vini fuori dal coro, dei vini obliqui, dei vini che non ti aspetti, di quelli che non conoscevi, di quelli che scartano di lato (come il bufalo, ci direbbe il De Gregori), di quelli che- indipendentemente dal tasso di complessità- disegnano traiettorie stilistiche con le quali è bello averci a che fare. Di quelli che ti attraggono e non sai perché. O forse lo sai ma non ti importa di spiegarne i motivi.

Questi piccoli pezzi, quasi fossero schizzi impressionisti, sono dedicati a quei vignaioli lì, a quei vini lì. Con la speranza di instillare un briciolo di curiosità in più. O di diventare tutti un po’ più bufali.


Unlitro 2012 – Ampeleia (€ 9/10)

Doveva scendere in Toscana una vignaiuola coi fiocchi come la trentina Elisabetta Foradori per rimodellare la fisionomia dei vini maremmani nel verso del contrappunto gustativo e della freschezza di beva. Lo sta facendo, e bene, nella sua Ampeleia. Però l’ultimo nato, Unlitro, da uve grenache e mourvedre, affinato in cemento, recupera brillantemente l’idea salvifica del vino sbarazzino e compagnone, senza sbracature ed ovvietà, concretizzando un profilo snello, gioiosamente vinoso, fruttato e goloso. Un profilo che non dimentichi. Una simpatica bottiglietta (da un litro, appunto) da tuffare senza timori in glacette e da sorseggiare fresca fresca ovunque tu ti trovi.


Da: L'acquaBuona

<< Torna all'elenco