04/02/2011

La Stampa

Maremma, eden dei vini toscani

Il vino della Maremma? Vent'anni fa avrei risposto Bianco di Pitigliano (peraltro sempre ottimo), oggi mio nipote David con cuore ad Orbetello mi dice Morellino di Scansano. C'è dunque una nuova Toscana del vino da riscoprire che sta proprio nella selvaggia Maremma. L'ultimo assaggio è stato strepitoso e mi inchino a Elisabetta Foradori, leader nel suo Trentino per aver dato alla luce, insieme a Thomas Widmann e Giovanni Podini, l'Ampeleia.

Dai sassi del villaggio medioevale di Roccatederighi, già polo abitativo etrusco, si scende verso la costa, in un territorio a parcelle,, nascoste tra la fitta vegetazione. Si parla di 40 ettari a sangiovese, cabernet franc e altri cinque vitigni mediterranei (è in atto una conversione alla biodinamica) e di 120 mila bottiglie.

L'enologo è Marco Tait e l'innovazione sta in questi due rossi che m'hanno conquistato, benchè sia tra i più critici degustatori di vini toscani. Il Maremma Toscana Ampeleia 2007 nasce dall'unione di 7 vitigni (in primis cabernet franc 60% e sangovese 15%), la vinificazione segue una fermentazione in tini di rovere e in vasche d'acciaio e un affinamento in barriques di almeno 18 mesi.

Il Maremma Toscana Kepos 2008 si basa su un'accurata selezione di cinque uve rare (grenache, mourvedre, marselan, carignano e alicante) coltivate nelle zone di Ampeleia di Sotto e di Mezzo. Espressione sincera delle diverse componenti varietali, la vinificazione si attua per 11 mesi in vasche di cemento e barriques.

L'assaggio? Il Kepos ha un rubino trasparente e al naso si avvertono spezie e frutti rossi appena colti. Colpisce la freschezza, per un sorso che in gergo si dice "perfetta corrispondenza naso-palato".
Con la sua carica tannica lo collocherei su un agnello. Dei due, tuttavia, il mio vino è l'Ampeleia 2007 dall'accento minerale, più concentrato, più speziato, più tannico, prologo di un grande rosso da invecchiamento e da carni succulente (qui metto il cinghiale).

Di entrambi ho apprezzato la complessità, la stoffa e poi la radice di un territorio che questi tre "angeli matti" - come l i avrebbe definiti Veronelli - hanno saputo tracciare. Bravissimi! 

<< back