Mi rincuora il pensare


Sto potando da almeno un’ora: mi giro per controllare quanto manchi ai primi raggi di sole per scavalcare lo sperone di trachite sulla quale è incastonata Roccatederighi e raggiungermi. Anche questa mattina la corrente d’aria tipica di questa parcella si è presentata con puntualità, ma oggi è più pungente del solito.
Tutta la vigna è coperta da un leggero velo di ghiaccio. Cerco un po’ di tepore fisico ed emozionale: accendo un piccolo fuoco per disinfettare le lame delle forbici, osservo l’isola del Giglio e il mare.
Vivere in un ambiente di “montagna” ma nello stesso tempo vedere il mare: connubio ideale per l’equilibrio vegetativo delle vigne, ma anche per me, nato e cresciuto tra le Dolomiti.
Mentre passo da una vite all’altra, mi piace portare consapevolezza sulle mie sensazioni e su ciò che mi circonda. Quiete, tranquillità, serenità mi avvolgono. Le querce, i cerri così imponenti anche senza chioma; i loro rami senza foglie appaiono come apparati radicali rivolti verso l’alto che si nutrono di aria e luce. Ritengo potare non un gesto ripetitivo e automatico, ma l’occasione per considerare ogni singola vite come un’espressione di vita unica. In tal senso i tralci sono forieri di molte informazioni: diametro, elasticità, lunghezza e armonia degli internodi, grado di lignificazione, mi raccontano molto sulla forza vitale della pianta. Sulla base di queste osservazioni, decidere quante gemme lasciare diventa una forma di comprensione e non un freddo calcolo matematico di potenziale produttivo.
Verso metà mattina la temperatura è decisamente più mite. Lo sentono anche le leguminose dei sovesci seminati in autunno: con forza alzano la testa e si aprono al giorno. Rifletto su quanto siano coraggiose, impavide ma anche solitarie nel crescere durante la stagione fredda per poi decomporsi in primavera quando la vita rinasce.
Da quando abbiamo iniziato questo nuovo cammino, stiamo imparando a conoscere un mondo nuovo e affascinante. La biodinamica sta scalfendo e intaccando tante sicurezze scolastiche e meccanicistiche, lasciando spazio a una visione più ampia della Natura. Le piante sono in profonda relazione con tutto ciò che le circonda e attraverso un loro linguaggio ci forniscono continue indicazioni sulla qualità di queste connessioni. A noi il compito di avere una maggiore sensibilità e apertura per riuscire a interpretare questi messaggi per poi tramutarli in azioni concrete. Rendere l’azienda un organismo individuale e nello stesso tempo completo sarà un altro passo del nostro percorso. La ricchezza e la biodiversità di questa parte selvaggia di Maremma permettono di realizzare questa visione. Abbiamo iniziato la primavera scorsa coltivando un piccolo orto e piantando delle varietà di frutti che erano presenti in zona nel passato. Continueremo quest’anno: amplieremo l’orto, semineremo del grano e alleveremo delle mucche. Sono arrivate anche le api: avvicinarsi al loro mondo è stata veramente un’esperienza sorprendente ed entusiasmante. Questi piccoli esseri di fuoco, grazie alla loro infinita saggezza, sono delle inesauribili fonti di vita della Natura e di esempio per l’uomo.
Il terreno durante l’inverno accoglie a sé tutte le le forze cosmiche per poi espirarle tramite le piante alla ripresa vegetativa. La sua vitalità, silenziosa e intima, è massima. Cerco di non emanciparmi da questi ritmi, ma lascio che pensieri, sensazioni seguano il flusso della Natura. E così in inverno, tra le vigne, è come se la Terra mi richiamasse.
Mi tranquillizza il pensare che utilizzerò questo periodo introspettivo per riflettere, fare mie le esperienze dell’ annata cristallizzandole come fa il terreno con i minerali.
Mi rincuora il pensare che le dinamiche di vita continuano anche se non sono manifeste.
Mi addolora il pensare a quanti errori abbiamo fatto nel passato a considerare il terreno solo un substrato inerte di ancoraggio per le viti e non elemento imprescindibile per una agricoltura di qualità.
Mi riempie di gratitudine il pensare alla Terra come fonte di nutrimento.
Mi entusiasma il pensare alle radici delle nostre viti mentre si nutrono di quel terreno immergendosi in profondità.
Mi stimola il pensare che i nostri vini riusciranno a esprimere la vera anima di Roccatederighi quando avranno il sapore di quella terra e la forza e profondità di quelle radici.
Mi fa sorridere il pensare che esattamente come quelle radici sto esplorando nuovi orizzonti e mi sto legando sempre più a questo territorio.


Marco Tait
Mi rincuora il pensare (Pietre Colorate, Inverno 13 - Nella vigna).



Fotografia di Francesco Orini

 
 

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