28/06/2018

La franchezza del vino

Che differenza c’è tra un Cabernet Sauvignon e un Franc? E tra un vino flessibile e uno rigido?

Secondo uno schemetto di base tramandato di padre in figlio, il cabernet franc “dà vini meno potenti e complessi del cabernet sauvignon, ma più agili e fini”.

Il Cabernet Franc di Marco Tait, dell’azienda maremmana Ampeleia, è meno potente e complesso di un medio Cabernet Sauvignon, ma è più agile e fine.

Marco mi ha fatto assaggiare l’ultimo nato, il 2017: che segue il notevole conseguimento del 2016 (buonissimo). Un po’ chiaroscurale alla strappatura, taciturno, si scioglie in toni più confidenziali e loquaci dopo averne superato la diffidenza iniziale (convincendolo che siete onesti bevitori): erbe amare, classico peperone, menta, resina, amarena spiritosa. Al palato, nonostante tannini un poco vetrosi, è davvero fresco, luminoso, succoso, flessibile*. Me ne berrei sei litri al giorno, se il mio fegato - prima ancora che la legge e il buon senso - me lo permettesse.

*Flessibile, agg.
Se mai ce ne fosse bisogno, un’ulteriore conferma dell’imbecillità perniciosa dell’ideologia fascista sta in una semplice disamina del motto: “frangar non flectar”. Cioè dell’enfatico “mi spezzo ma non ‘mi piego” (“lett: “mi spezzerò ma non mi piegherò”).

Un’ottusa visione mortuaria, che girata di segno acquista ben altro significato. Ciò che è vivo è flessibile. Ciò che è rigido è defunto. “Mi piego ma non mi spezzo” significa capacità di adattamento, spinta vitale, sopravvivenza. Nel mondo vegetale, con la notevole eccezione degli alberi d’alto fusto, tutte le forme viventi seguono questo elementare principio. Il vino, forma vivente di origine vegetale, non fa eccezione.

Nei decenni ho letto il vino da molte angolazioni diverse: musica, pittura, filosofia, estimo. Gli ho appiccicato aggettivi antigergali, incongrui, eterodossi. Penso che vedendo il vino da altri ambiti culturali e sensoriali lo si sottragga alla gabbia dei numeri e dei descrittori preconfezionati.

Vini flessibili e vini rigidi è quindi un’altra possibile declinazione. Certo, insidiosa da maneggiare analogicamente, dato che abbiamo a che fare con un liquido. Per me sono flessibili i vini vitali, snodati, che “allungano” il sorso. Sono rigidi i vini “ingessati” da una o più voci aromatiche e gustative: eccesso di acidità (asprezza); eccesso di legnosità (legnezza); eccesso di dolcezza (stucchevolezza); eccesso di alcol (bruciantezza); eccesso di eccessi (eccessentezza o eccessività).

Fonte: Piattoforte - cucinare italiano

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