30/11/2018

Come far smuovere il deretano dalla sedia a un rosso della Maremma toscana

In cinque semplici mosse, alla portata di tutti.

Lo so, non suona benissimo. Ho parlato dei vini dell’azienda Ampeleia di Roccatederighi già due o tre volte negli ultimi anni. Un po’ troppo, pare che io abbia una qualche interesse poco chiaro. Che so, una percentuale sulle vendite, una fornitura di dieci casse annue, un cugino che va dallo stesso barbiere di Marco Tait. Niente di tutto questo.
È che, a parte qualche vino meno ispirato (leggi il Bianco, più largo che scattante, almeno nell’ultima vendemmia assaggiata) ho regolare conferma che si tratta di vini di rara freschezza. Il che urta contro il vecchio cliché per il quale i vini maremmani sono in media piuttosto ciccioni, caldi, pesanti, alcolici.

Come funziona? Non saprei. Le variabili pedoclimatiche sono numerose anche qui e se esistesse una tecnica miracolosa il suscritto stereotipo non esisterebbe. E di sicuro l’area su cui insistono i tre nuclei produttivi della tenuta hanno caratteri peculiari (almeno Ampeleia di sopra e Ampeleia di mezzo), non del tutto assimilabili ai settori più torridi d’estate.

Resta un’evidenza percettiva: i vini di Ampeleia hanno una marcia il più al palato. Il rosso che mi spinge nonostante la riluttanza iniziale a riparlare di questa firma è il Carignano 2016. Un vino dal ritmo incalzante, vibrantissimo, che ogni bevitore scambierebbe per un bianco nordico se versato in un bicchiere nero.

I tannini ci sono. Però la loro proverbiale tendenza a frenare, a tirare verso il basso il gusto, viene riassorbita nel vorticoso giro di walzer dell’acidità e della croccantezza del frutto. Frutto che non ricorda l’uva, bensì l’amarena. Ecco, il Carignano 2016 è una spremuta di amarena. Nemmeno l’Amarena Fabbri, quella sotto spirito del celebre – un tempo – vaso simil cinese*. Proprio l’amarena fresca, senza frazioni alcoliche di contorno.

L’interrogativo di fondo rimane: un territorio caldo dà sempre e comunque vini caldi? la tecnica, in vigna e in cantina, non può controbilanciare, guidare con misura, indirizzare con rispetto verso la nascita di vini sì fedeli al venerato totem territoriale, ma anche facili da bere?

* in passato addirittura decorato a Deruta

Fonte: Il bottigliere di Fabio Rizzari

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